Identità, identificazione e archetipi: riconoscere l’energia che guida la nostra vita
- Elisabetta Eusebi
- 8 mar
- Tempo di lettura: 3 min

Molte persone cercano la propria direzione nella vita partendo dagli obiettivi: cosa fare, cosa ottenere, dove arrivare.
Ma spesso qualcosa non funziona. Gli obbiettivi cambiano, l’entusiasmo diminuisce e la direzione si perde.
La psicologia del profondo ha osservato che sotto le nostre scelte agiscono strutture più profonde della psiche, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi.
Gli archetipi sono modelli universali della coscienza.
Non sono semplici ruoli psicologici, ma forme di energia psichica che influenzano il modo in cui percepiamo il mondo e agiamo nella vita.
Jung osservò che persone appartenenti a culture molto diverse producevano gli stessi simboli nei sogni, nei miti e nelle tradizioni spirituali.
Da questa osservazione nacque il concetto di inconscio collettivo.
L’inconscio collettivo è lo strato più profondo della psiche umana: una dimensione condivisa da tutta l’umanità che contiene strutture universali dell’esperienza.
Queste strutture sono proprio gli archetipi.
Gli archetipi non sono immagini fisse, ma forme di energia della coscienza che si manifestano in simboli diversi nelle culture, nelle religioni e nelle storie dell’umanità.
Per questo motivo ritroviamo sempre figure simili:
il guerriero il saggio l’amante il sovrano il mago.
Queste figure non sono semplicemente personaggi mitici.
Sono energie interiori che cercano espressione nella nostra vita.
Quando non ne siamo consapevoli, possiamo identificarci con un ruolo senza accorgercene.
È qui che entra in gioco l’Ego.
L' Ego è la parte della psiche che percepiamo come “io”. È il centro della coscienza quotidiana, ciò che ci permette di orientarci nel mondo e costruire la nostra identità.
Ma l’Ego non è la totalità di ciò che siamo.
Quando l’Ego si identifica completamente con un ruolo, con una storia o con un archetipo, la coscienza si restringe e diventa rigida.
In questo senso possiamo dire che l’Ego identificato diventa schiavo della forma con cui si identifica.
Il lavoro sugli archetipi diventa allora uno strumento prezioso.
Non serve a rafforzare l’identificazione, ma a renderla consapevole.
Quando riconosciamo quale archetipo è attivo nella nostra vita, l’Ego smette di agire in modo automatico e può orientarsi in una direzione più coerente.
Gli archetipi diventano così una mappa della psiche: ci aiutano a comprendere le energie che si muovono dentro di noi, senza esserne completamente dominati.
Questo tema appare anche in molte tradizioni spirituali.
Nello sciamanesimo tolteco, ad esempio, si parla di Tonal e Nagual.
Il Tonal rappresenta la parte della realtà che possiamo nominare e comprendere: la dimensione ordinaria della coscienza.
Il Nagual, invece, rappresenta il mistero, l’ignoto, ciò che non può essere completamente contenuto nella mente razionale.
Entrambi coesistono.
Il processo di individuazione, di cui parla Jung, o di trasformazione spirituale, di cui parlano molte tradizioni sciamaniche, avviene proprio quando impariamo a riconoscere entrambe queste dimensioni.
Quando il conscio e l’invisibile smettono di essere in conflitto e iniziano a dialogare, nasce una maggiore armonia interiore.
In questo processo emergono anche domande più profonde:
Chi sono davvero? Quale energia vuole esprimersi attraverso la mia vita?
Nel mio percorso ho riconosciuto soprattutto l’archetipo del Mago.
Il Mago non agisce solo nel mondo esterno. Il suo compito è portare luce su ciò che è nascosto, riconoscere il movimento della coscienza e trasformare il modo in cui vediamo la realtà.
Attraverso una lettura akashica ti aiuto a comprendere l’energia archetipale che è in te lasciando emergere gli obiettivi più in linea con il tuo essere.
Riconoscere l’archetipo che ti abita è spesso il primo passo per smettere di imitare modelli esterni e iniziare a vivere la propria energia autentica.
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Elisabetta Shinrei Eusebi 🌹






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