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2 "Il corpo come strumento sacro - Respiro, canali e Kuṇḍalinī"

Aggiornamento: 5 gen




Questo è il secondo articolo della serie dedicata al Tantrāloka di Abhinavagupta.

Nel primo articolo abbiamo esplorato la visione della coscienza come realtà assoluta, i tre mezzi di realizzazione e le modalità attraverso cui la realtà si manifesta (Para, Parāparā, Aparā).

Oggi entriamo nel cuore della pratica: il corpo come via di realizzazione.

Entriamo ora in una sezione in cui il corpo non è più visto come ostacolo, ma come mezzo sacro:

il respiro (prāṇa), i canali energetici (nāḍī) e la kuṇḍalinī, la potenza dormiente.


Il Respiro come Movimento della Coscienza


Abhinavagupta descrive il prāṇa (il soffio vitale) non come semplice aria, ma come energia intelligente.

Il suo moto non è casuale: entra (apāna) e esce (prāṇa), come un pendolo tra dentro e fuori.

Questo movimento è ciò che ci tiene collegati al mondo, ma anche alla nostra sorgente.

Nei momenti di silenzio, osservando il respiro, si può sentire che tra un inspiro e un espiro c'è un punto neutro, vuoto, senza forma.

Il Tantra insegna che quel punto è la soglia della libertà: lì, per un istante, non sei identificato con nulla. È da lì che può sorgere il riconoscimento.


I Canali Sottili: Iḍā, Piṅgalā e Suṣumnā


Nel corpo sottile, il prāṇa si muove attraverso canali invisibili detti nāḍī. Tre sono i principali:


  • Iḍā: il canale sinistro, legato alla luna, alla quiete, all'introspezione


  • Piṅgalā: il canale destro, legato al sole, all'azione, alla vitalità


  • Suṣumnā: il canale centrale, che scorre lungo la colonna vertebrale, asse dell'unione


I due canali laterali si alternano nella respirazione normale. Ma nella via tantrica si cerca di portare il soffio al centro, nella suṣumnā.

Quando questo accade, la coscienza non è più duale e può espandersi senza confini.


Kuṇḍalinī: La Potenza Dormiente


Alla base di suṣumnā si trova kuṇḍalinī, la potenza arrotolata come un serpente. Nella condizione ordinaria è addormentata, e la nostra energia resta dispersa nei sensi e nei pensieri.

Ma quando si risveglia, risale lungo il canale centrale, attraversando i cakra (ruote energetiche) uno a uno, sciogliendo i legami, portando chiarezza e unificazione.

Quando kuṇḍalinī raggiunge la sommità della testa, il foro di Brahmā, si apre uno spazio interiore dove la coscienza si riconosce come libera, al di là del corpo, del tempo e della morte.

È importante sottolineare che Abhinavagupta non parla di tutto questo in chiave mistica o sensazionalistica. Il risveglio della kuṇḍalinī non è per lui un evento straordinario, ma un ritorno alla verità del corpo, un risveglio naturale se guidato dalla consapevolezza.


Chakra: Centri Energetici come Stazioni della Coscienza


I chakra, nella visione del Tantrāloka, non sono semplici "centri energetici" come descritti in molti testi moderni.

Sono nodi della coscienza, luoghi sottili in cui si manifesta l'energia e dove si può anche rompere l'identificazione col mondo fenomenico.

Nei chakra la coscienza si compatta e assume forma, ma è anche lì che può disfarsi, liberarsi, espandersi. Ogni chakra è associato a una qualità: un organo (sensoriale o di azione), un elemento naturale (terra, acqua, fuoco), una funzione psichica (desiderio, paura, volontà).


Emozioni Intense come Portali


Qui arriva una delle intuizioni più potenti di Abhinavagupta: le emozioni forti non vanno respinte o represse.

Se vengono attraversate con consapevolezza, diventano passaggi verso la libertà.

Ogni emozione, anche la più sconvolgente, contiene in sé la forza della coscienza che l'ha generata. Ma se ci identifichiamo con essa – se diciamo "io sono questa paura, questa rabbia, questo desiderio" – ci leghiamo. Se invece restiamo presenti, senza giudizio, possiamo risalire l'onda dell'emozione fino alla sorgente: il cuore, inteso come centro della coscienza.

Per Abhinavagupta questo è un gesto tantrico per eccellenza: non fuggire, ma penetrare, sciogliere, riconoscere.


Unione di Esperienza e Conoscenza


La via tantrica non separa il sapere dall'esperienza.

Ogni Chakra è una tappa esperienziale, ma anche una soglia filosofica: ci si può fermare, o si può passare oltre.

La Kundalinī li attraversa non per collezionare poteri, ma per sciogliere i veli e lasciare che la coscienza si riconosca libera in ogni parte del corpo e del mondo.

Tutto questo ci conduce a una visione dove il corpo è uno strumento di rivelazione, e l'esperienza – anche quella più perturbante – può essere porta alla realizzazione, se vissuta con attenzione, senza attaccamento.


Nel prossimo articolo: esploreremo l'espansione suprema (vyāna), il superamento del tempo, l'iniziazione tantrica e la struttura dei trentasei princìpi che costituiscono la realtà manifesta.


3 Gennaio 2026 Shinrei

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