Spiritualità vs Religione
- Elisabetta Eusebi
- 18 ott 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 19 ott 2025
La meditazione che unisce
Bentrovati,
questo articolo che propongo oggi, dal titolo ironico ovviamente, nasce dalla necessità di fare un po' di chiarezza nel mondo della spiritualità e della meditazione, in particolare i percorsi che propongo a chi desidera approfondire alcuni temi legati all’Akasha, che sono intrinsechi nella conoscenza di sé.
Tale necessità di scrivere questo articolo è nata in me dopo un confronto aperto con alcune persone, che hanno sollevato in me alcuni dubbi di possibile fraintendimento circa i percorsi e meditazioni che propongo.
Coloro che sono credenti e praticanti temono di andare contro alcuni dogmi e così si allontanano da strumenti che io trovo utili alla loro crescita spirituale e animica.
Negano a priori risposte che apparentemente risuonano troppo vicine all’uomo e lontane dagli insegnamenti professati dalla Chiesa cattolica, ed in cui il libero arbitrio secondo loro risuona come una trasgressione.
Io sono dell’idea che noi siamo profondamente legati uno all’altro e originati da una sola fonte, che è quella divina. Un solo Logos. Ed in questo non trovo ci sia alcuna discrepanza.
Nei secoli, in base ai luoghi geo-politici in cui siamo nati e cresciuti, siamo entrati in contatto con differenti parti della nostra unicità e personalità. Differenti culture.
Per sopravvivere, innanzitutto, abbiamo sviluppato abitudini e credenze più vicine alle consuetudini del tempo.
Sto parlando di vita contadina, piuttosto che di cultura aristocratica.
In tutti questi passaggi storici abbiamo però dimenticato le nostre origini con la madre terra e con la natura stessa.
I popoli antichi erano a conoscenza di segreti che noi abbiamo rimosso.
I santi e gli uomini religiosi hanno sempre riconosciuto l’energia divina che connette gli uni agli altri e a tutto ciò che è vivente, animato appunto.
L'anima è ciò che media tra il corpo e lo spirito ed è un'esperienza individuale in cui è chiamata ad evolvere ed espandere la coscienza del singolo e di ognuno come conseguenza.
Oggi abbiamo perso queste radici.
Non abbiamo più chiaro cosa sia lo spirito e da dove abbia avuto origine.
Perdendosi nel caos, l'uomo ha avuto bisogno di una guida che gli ricordasse che siamo noi stessi quella luce primigenia, temendo altresì di riconoscerla, come se fosse necessario chiedere il permesso di esistere nella nostra magnificenza, in sintonia con la vita stessa.
La felicità ci è stata negata perché peccato.
Come se la via spirituale debba essere per forza seminata dalla sofferenza.
Ma non è così.
La sofferenza è lo strumento che ci dovrebbe svegliare per trovare la via della liberazione.
Abbiamo il diritto di vivere felici e nell’amore supremo. Liberi dalla schiavitù del vizio e dall’attaccamento.
La meditazione è questa connessione con il nostro essere profondo e solare.
Cosa c’è di male in questo?
Riconoscere ciò che siamo e le nostre origini ci rende liberi ed è questo che le istituzioni non vogliono.
Prendersi la responsabilità piena dell'esistenza ci svincola dagli errori umani, riportando su di noi la vita.
Gesù, come uomo, è stato esempio di un cammino volto alla liberazione dal “peccato” e dalla colpa di esistere come singoli individui.
Le religioni orientali parlano di questo, un cammino nella luce e nella chiarezza per essere parte di una comprensione più profonda.
Il cammino di luce è quello che indicò Dio quando si fece uomo, incarnando il figlio per farci comprendere la via retta, fatta di sofferenza e pentimento per risolversi nella fede e nella bellezza. Nell'ascesi, nell’illuminazione.
Secondo la visione gnostica, dentro ognuno di noi dimora una scintilla divina, un frammento della Fonte originaria, che ci rende partecipi della Imago Dei – l’immagine di Dio impressa in noi.
Ma questa scintilla è spesso dimenticata, soffocata dalle illusioni del mondo materiale.
Il cammino spirituale diventa allora un ritorno alla memoria di sé, un risveglio profondo alla propria vera natura.
Conoscere se stessi, per la Gnosi, è conoscere Dio, perché la luce che cerchiamo è già dentro di noi, attende solo di essere riconosciuta.
E proprio in questo risiede il senso profondo dell’Imago Dei: "Siamo fatti a Sua immagine e somiglianza."
La luce divina, che è la nostra natura più profonda, è dentro di noi come un riflesso vivente della divinità che ci ha creati.
Maria, Vergine Maria, simbolo di purezza e accoglienza divina, ha accolto l’anima del mondo, la Lux che scende nel cuore dell’uomo.
Come lei, anche noi siamo chiamati a riconoscere questa luce, ad accoglierla e a portarla nel nostro cammino.
La vita di ciascuno, secondo me, dovrebbe tendere alla bellezza, alla beatitudine, e gli strumenti che propongo sono per liberare la mente da un’illusione che ci incatena e ci limita.
Meditare non è andare contro Dio, non è un atto di ribellione, è ascolto. È presenza e respiro.
È dire: “Sono qui” – senza dover chiedere il permesso a nessuno per esserlo.
Essere felici non è un atto di egoismo.
Riconoscersi luce non è superbia. Ma è il contrario, negarla non è umiltà. È dimenticanza.
In conclusione:
Spiritualità non vuol dire ribellione.
Vuol dire essere grati di un'esperienza terrena che è la vita.
Vuol dire onorare la propria natura divina senza bisogno di intermediari.
La fede sincera non crea separazione ed è libera da giudizio di sé innanzitutto.
Karma significa azione, non disubbidienza, non punizione.
Riscoprire da dove nasce la nostra esistenza ci consente di costruire un futuro nel presente e, secondo me, Dio ne sarebbe felice!
Elisabetta Shinrei Eusebi









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