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Il Senso dell'Essere


In questi giorni ho ripreso in mano L'arte della serenità di Romano Battaglia (1933-2012), scrittore e giornalista italiano, e mi sono imbattuta in una frase di Erich Fromm che mi ha fatto riflettere:


«Nella vita il compito principale dell'uomo è dare alla luce se stesso.»


Erich Fromm, psicoanalista e filosofo del Novecento, autore di opere come Avere o Essere?, L'arte di amare e Fuga dalla libertà, affrontò temi legati alla libertà, all'amore e alla realizzazione dell'essere umano.


Non a caso uno dei suoi libri più celebri si intitola Avere o Essere?, una domanda sempre molto attuale.


Leggendo queste parole mi è tornato alla mente un antico insegnamento attribuito a Hillel il Vecchio, uno dei più importanti maestri della tradizione ebraica:


«Se io non sarò me stesso, chi lo sarà per me? E, se non ora, quando?»


Una domanda semplice e al tempo stesso rivoluzionaria.


Viviamo costantemente confrontandoci con gli altri. Cerchiamo modelli da seguire, aspettative da soddisfare, ruoli da interpretare. Eppure nessuno può vivere la nostra vita al posto nostro.


Non basta nascere. Non basta attraversare gli anni.


A un certo punto siamo chiamati a scegliere chi essere, a riconoscere ciò che ci rende unici e a portarlo nel mondo.


Molti pensatori, filosofi e ricercatori spirituali hanno parlato di questo processo. Hanno utilizzato parole diverse, ma il richiamo è sempre lo stesso: risvegliare la nostra natura più profonda.


Anche il mio libro, Il Risveglio dell'Essere, nasce da questa stessa ricerca: comprendere quale sia il senso profondo dell'esistenza umana in questo piano.


Il risveglio non avviene lontano dalla vita, ma dentro la vita stessa: tra le prove, le sofferenze, le contraddizioni e le sfide dell'esistenza.


È proprio nell'oscurità del vivere che siamo chiamati a riconoscere la luce che è dentro di noi.


Per me il senso dell'esistenza emerge soprattutto osservando la natura. È sempre stata un'ancora potente.


Ogni forma di vita esprime semplicemente la propria natura.


Quando osservo il mare, il cielo, il mutare delle stagioni o il silenzio di una notte stellata, ricordo di essere parte dello stesso mistero.


Non separata. Non estranea. Parte integrante di una vita immensamente più grande.


Forse il senso dell'esistenza non consiste nel diventare qualcuno di diverso da ciò che siamo.


Forse consiste nel ricordare la nostra appartenenza alla Vita e manifestare nel mondo ciò che siamo venuti ad essere.


Dare alla luce se stessi, come scriveva Fromm, significa proprio questo.


Riconoscere la scintilla che ci abita e permetterle di fiorire sulla Terra, andando oltre l'identificazione con l'ego, frutto dei condizionamenti, delle paure e delle idee della mente.


Quando impariamo a identificarci con quella luce più profonda, permettiamo alla dimensione divina di manifestarsi nella nostra vita, spostando l'attenzione dall'io all'Essere.


Credo che il modo in cui ci relazioniamo agli eventi faccia la differenza.


È lì che si manifesta il libero arbitrio.


Non sempre possiamo scegliere ciò che accade, ma possiamo scegliere come attraversarlo.


Ogni esperienza, ogni incontro, ogni prova può diventare un'occasione di risveglio.


L'evento è uno dei modi attraverso cui la vita si manifesta.


E forse è proprio attraverso gli eventi che il divino prende forma nella materia e diventa esperienza vissuta.


Restare in connessione con il divino, ( natura), ci permette di attraversare la vita e superare la sofferenza e il dolore.

Questo è il senso profondo dell’essere in relazione col tutto e non più separati.


Ci vuole tutta la vita, ma conoscere il fine rende più agile il sentiero.



Elisabetta Shinrei


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